Gli adolescenti e la metafora filosofica della navigazione

La metafora che invita a guardare alla vita come un viaggio in mare aperto (navigatio vitae = navigazione della vita) ha una lunga storia filosofica e ad essa è dedicato uno dei capitoli del libro Sfide filosofiche (Edizioni Erickson 2020), pensato per ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo grado (ma utilizzabile anche con le classi IV e V della primaria).

Non ripeto qui gli spunti e le indicazioni fornite nel libro, ma propongo un esempio del risultato del lavoro fatto con un gruppo di ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo grado (in evidenza un disegno tracciato durante la conversazione).

Dopo avere brevemente introdotto la metafora della navigazione facendo riferimento ad un paio di testi classici, siamo partiti dall’immagine di un veliero in navigazione, e ci siamo chiesti: perché la navigazione può rappresentare metaforicamente la vita? Giocando con la metafora per provare ad uscire dalla metafora stessa (“fuori di metafora”), se navigazione = vita, cosa rappresenta la nave? Cosa le onde? Cosa il vento favorevole e quello contrario? Cosa l’albero maestro? [e così via]. 

Il compito richiede di fare, per così dire, delle equivalenze, cogliendo delle analogie: 

se navigazione = vita => onde = ? 
se navigazione = vita => vento favorevole = ? 
se navigazione = vita => vento contrario = ? 
se navigazione = vita => albero maestro = ? 
ecc.

È importante curare la formulazione e riformulazione della domanda, fino ad arrivare ad una forma facilmente afferrabile e stimolante.

Ecco alcune delle associazioni proposte da ragazze e ragazzi: le vele sono “la carica di fare qualcosa”, “l’adrenalina”, la “forza di andare avanti”, “le speranze”; il timone è “la famiglia”, oppure “il cervello”, la “consapevolezza”, il “cuore”; le scialuppe di salvataggio sono “le seconde possibilità”, ma anche “i libri” secondo una ragazza, perché aiutano “quando uno vuole stare con i piedi per terra, ma non proprio per terra”, viaggiando “sopra l’acqua, ma con la fantasia” (non tutti i libri, però, “riescono a portarti in un altro mondo”); i salvagenti sono i familiari, gli amici, o le canzoni preferite; le sirene sono “come una specie di dipendenza”, le “cavolate”, le “distrazioni”, le “tecnologie”, i “telefonini”, i “giornali i fumetti”, il “fumo”, i “soldi”.

Sono soltanto alcuni esempi: per ogni parola annotata sul disegno c’è tutta una discussione dietro: distinzioni, obiezioni, eccezioni, rilanci, che l’approccio del dialogo euristico stimola e sostiene. L’analisi può diventare molto appassionante. 

Perché può essere importante, da adolescenti, lavorare insieme all’analisi di alcune grandi metafore filosofiche? Perché, lavorando sulle metafore con le quali ci si interpreta, si lavora al tempo stesso sul proprio modo di guardare al mondo e a se stessi, arrivando ad afferrare un gran numero di variabili rilevanti nelle situazioni più diverse.

Si espande il pensiero e si espandono insieme le possibilità di agire e reagire nelle situazioni. Lasciando poi la parola a George Lakoff e Mark Johnson, si può dire quanto segue: «La metafora è da molti considerata come uno strumento dell’immaginazione poetica, un artificio retorico, qualcosa insomma che ha più a che vedere con il linguaggio straordinario che con quello comune. Non solo, la metafora è anche considerata come caratteristica del solo livello linguistico, una questione di parole piuttosto che di pensiero o di azione. Per questa ragione molti pensano di poter fare benissimo a meno della metafora. Noi abbiamo invece trovato che la metafora e diffusa ovunque nel linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e nell’azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica. […]. Se abbiamo ragione a ipotizzare che il nostro sistema concettuale è in larga misura metaforico, allora la metafora viene a rivestire un ruolo centrale nel nostro pensiero, nella nostra esperienza e nelle nostre azioni quotidiane» (Metafora e vita quotidiana, Bompiani, Milano 1998, pp. 21-22).

© Luca Mori