Utopia con ragazze e ragazzi della comunità per minori “Il Guado”

«Occupati delle cose mentre non sono ancora presenti, ordina le cose mentre non sono ancora in disordine. Un albero che puoi appena abbracciare nasce da un germoglio sottile come un capello. Una torre di nove piani comincia con un mucchietto di terra. Un viaggio di mille miglia comincia con il terreno sotto i tuoi piedi» (Lao Tzu, Tao Te Ching, 64).

Settembre 2020: sono molto grato alla Cooperativa Il Pugno Aperto (Treviolo, BG) per avermi chiesto di lavorare con gli educatori e con le ragazze e i ragazzi della Comunità per minori “Il Guado”, nelle settimane che stanno preparando un trasferimento di sede da Stezzano a Dalmine, con un significativo cambiamento anche nel tipo di contesto (la Comunità educativa per minori  “Il Guado” è nata nel 1997 e fin da allora si è occupata di offrire una residenza a minori temporaneamente allontanati dalla propria famiglia da parte dell’Autorità Giudiziaria).

Abbiamo immaginato insieme un’attività che potesse dare a tutti un’occasione per mettersi metaforicamente allo specchio, incentrata sulla preparazione al viaggio e sulla progettazione condivisa di condizioni per vivere bene, tenendo presenti i vincoli e gli imprevisti che ogni viaggio/trasferimento comporta.

Per iniziare abbiamo affrontato l’esperimento mentale dell’utopia, confidando nel fatto che la simulazione mentale di gruppo offre una via d’accesso a intuizioni e possibilità impensate. In effetti, come notato in altre occasioni, la simulazione mentale permette ai parte­cipanti di esercitarsi nell’immaginare configurazioni attese al futuro e li mette al tempo stesso in condizione di confrontarsi con differenti immagini del proprio sé e, quindi, con i propri “sé possibili”.  In particolare, l’approccio alla simulazione mentale di gruppo secondo lo stile dell’utopia ha dimostrato in diverse occasioni di poter fare da “detonatore”, “de-congelatore” di relazioni e “acceleratore” di intuizioni.

Da un altro punto di vista, il dispositivo “utopia” coinvolge i partecipanti in un esercizio di sogno sociale, con una caratteristica distintiva rispetto all’approccio tradizionale al social dreaming, nel quale si parte da un sogno già sognato da qualcuno: nel nostro caso, come punto di partenza, non c’è un sogno già sognato, ma un sogno da sognare insieme fin dal principio. 

Il viaggio verso l’immaginaria isola di utopia è una metafora del viaggio che aspetta “Il Guado”, che cambiando sede si troverà proiettato in una nuova rete di relazioni e in uno spazio differente, che inevitabilmente richiederà l’elaborazione di nuove regole e l’affiorare di nuove abitudini. L’incontro conclusivo del percorso – che ha messo insieme ragazze e ragazzi, educatori, due figure di riferimento della Cooperativa Il Pugno Aperto e due rappresentanti della comunità locale di Mariano di Dalmine/Mariano al Brembo – è servito per tentare il passaggio più difficile e interessante: tradurre alcune intuizioni avute parlando dell’utopia in intuizioni utili a progettare azioni nel mondo reale, nella nuova sede del Guado. Come sempre, non si pretende di trasferire l’utopia nel mondo reale (anche perché spesso le utopie che i gruppi riescono a immaginare sono largamente incompiute): si tratta di tentare di alimentare la realtà con dei “frammenti di utopia”.