Riemergere: dalle conversazioni fatte durante il lockdown ai murales su una strada di Trento

Sabato 29 e domenica 30 agosto ventuno writers hanno lavorato al sottopassaggio di via Canestrini (Trento), nei pressi del Dipartimento di Lettere e Filosofia e del centro storico della città. I murales, realizzati con l’utilizzo di vernici ecocompatibili, interpretano il tema Riemergere – Come possiamo uscire dal lockdown e cosa vorremmo trovare all’uscita? 

Le conversazioni fatte (online) durante il lockdown con il liceo artistico “Vittoria” e “Bonporti” di Trento per il progetto “#iorestoacasa. Il paesaggio, specchio di mondi possibili” di tsm – Trentino School of Management  (Scuola per il governo del territorio e del paesaggio) e Fondazione Museo Storico hanno ispirato il lavoro dei 21 writers che il 29 e 30 agosto, in occasione del Trento Film Festivalhanno dipinto un sottopassaggio nei pressi del Dipartimento di Lettere e Filosofia di Trento.

La rielaborazione artistica dei lavori dei ragazzi è stata proposta dal Tavolo Street Art Trento, coordinato dalle Politiche giovanili del Comune di Trento (Trento Giovani) e gestito da coop. Arianna (Giocalaboratorio-cooperativa Arianna).

Ecco qualche immagine e, a questo link, alcuni appunti per chi volesse avviare riflessioni analoghe.

L’evento è proposto dal Tavolo Street Art Trento, coordinato dall’ufficio Politiche giovanili del Comune di Trento e gestito dalla coop. Arianna.

Ecco la targa che accompagnerà i murales, dove ho l’onore di essere citato!

Tra aprile e maggio 2020, nel pieno del lockdown, adottando un approccio filosofico alla conversazione, ragazze e ragazzi del Liceo Artistico “Vittoria” e “Bonporti” si sono chiesti se il dopo-lockdown dovrebbe essere uguale al prima oppure no.

Condivido qui i miei appunti per avviare la conversazione.

Stiamo vivendo una situazione inedita a livello mondiale. Epidemie e pandemie ne sono già esistite, ma non gestite, monitorate e documentate come ora, con una ridefinizione così capillare delle abitudini di centinaia di milioni di persone, resa possibile anche dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione non disponibili in passato. 

Chi avrebbe immaginato, festeggiando il capodanno 2020, che di lì a poco una regione come la Lombardia sarebbe stata “chiusa”, e con essa tutta l’Italia e le più grandi città del mondo? Lunghissima sarebbe la lista degli eventi impensabili a inizio 2020: la sospensione di tutte le principali manifestazioni sportive in tutto il mondo, il papa che prega e benedice in una Piazza San Pietro deserta, più di tre milioni di persone che chiedono sussidi di disoccupazione in una sola settimana negli Stati Uniti, le fosse comuni a New York… 

L’emergenza causata dal COVID-19 si è verificata all’improvviso in un’epoca in cui stavano crescendo la consapevolezza e la preoccupazione per un’altra emergenza – quella ecologica e climatica – legata alla vivibilità futura del nostro pianeta e all’insostenibilità dell’impatto delle attività umane su tale vivibilità. Siamo la specie che può immaginare di rendere vivibili pianeti che non lo sono neanche lontanamente (ipotizzando future imprese di colonizzazione) e al tempo stesso compromettere la buona vivibilità (per sé e per altre specie) dell’unico pianeta abitabile di cui dispone. L’emergenza causata dal COVID-19 ha richiesto l’adozione di un cambiamento delle abitudini tanto repentino quanto esteso e capillare. Molti auspicavano, da tempo, un cambiamento di abitudini urgente e capillare anche per affrontare l’emergenza ecologica e climatica, ma su questo piano com’è noto non si è mai fatto abbastanza, nonostante incontri e accordi internazionali. 

Molti gli effetti del lockdown registrati sul paesaggio in giro per il mondo: la riduzione significativa della concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria, la catena dell’Himalaya che torna ad essere visibile in città da essa distanti oltre 200 Km, l’erba che spunta quasi a dare la sensazione di un prato in Piazza del Campo a Siena, le acque del Po che arrivano limpide a Torino, l’inedita trasparenza del mare a Venezia, tartarughe che nidificano indisturbate sulla spiaggia, cervi fenicotteri e altri animali che si muovono inaspettatamente in paesi e città e così via. Significativa la testimonianza di un cittadino di Jalandhar, che per la prima volta da casa sua riesce a vedere le vette del Dhauladar (parte dell’Himalaya) a quasi duecento chilometri di distanza: “Non avrei mai potuto immaginare che fosse possibile”. Questa stupefacente esperienza di immersione in un paesaggio che improvvisamente si rivela più bello di quanto si potesse immaginare si offre improvvisamente nello squarcio delle abitudini provocato dall’emergenza, ma quanto durerà? Cosa accadrà dopo? Quell’abitante di Jalandhar si rassegnerà a perdere la bellezza possibile che ha intravisto, una volta che le abitudini precedenti avranno riconquistato il loro spazio?

La triste sensazione è che, quando ci saremo rimessi in moto come prima, questi piccoli miglioramenti sul piano dell’ecologia e della bellezza arretreranno e sfumeranno, proprio per il nostro modo di muoverci, come se le ragioni dell’economia e quelle dell’ecologia non potessero trovare un equilibrio più vivibile di quello a cui ci siamo abituati, come se l’oikos, la casa, a cui economia ed ecologia fanno riferimento, non fosse in fondo la stessa casa. 

Viene in mente l’antico mito di Tantalo e il suo supplizio: Tantalo si trova nell’acqua e vicino a un albero ricco di frutti, affamato e assetato, ma quando si muove per bere e per raccogliere i frutti dai rami, l’acqua e i rami si ritraggono, proprio in ragione del suo movimento. La nostra condizione non è quella di Tantalo, ovviamente, ma almeno una domanda ci riporta alla sua infelice condizione: sapremo imparare a muoverci diversamente nei nostri paesaggi, e quindi averne diversamente cura, in modo che siano più e meglio vivibili per noi e per le altre specie? Sapremo muoverci in modo tale da non perdere la bellezza che sarebbe, nonostante tutto, ancora a portata di mano? Sapremo cambiare i nostri modi di abitare, costruire, attraversare i paesaggi, in modo che la nostra presenza e il nostro passaggio non compromettano la vivibilità e la bellezza che rendono al tempo stesso possibile e più godibile la vita? 

L’auspicio è che lo shock provocato dall’emergenza in corso carichi di tensione utopica l’immaginazione educativa, architettonico-urbanistica e politica di tanti, o almeno di una significativa minoranza capace di ispirare cambiamenti esemplari, che permettano alla nostra specie di esplorare i propri margini di miglioramento nel rapporto con i propri paesaggi e con le proprie possibilità di vivere bene. Gli auspici lasciati a se stessi, però, non bastano: per questo lo sforzo di questo progetto consiste nel coniugare riflessione in profondità e progettazione di azioni ed esperienze inedite.

Luca Mori